bilancio di sostenibilità

Cos’è un Bilancio di Sostenibilità, una nuova sfida? Manager e Consulenti alle prese con un toccasana semisconosciuto per addolcire numeri e forecast nel 2025.

bilancio di sostenibilità

E’ tempo di bilanci, nel vero senso del termine, siamo infatti proprio in vista dei termini: 30 aprile per approvarli e un mese più tardi, fine maggio, per depositarli; ma come mai solo il 7% degli addetti ai lavori ha compreso l’importanza di una relazione al bilancio di sostenibilità ESG? (fonti BVA DOXA e FFS). In base ad una recente ricerca di Deloitte, in Italia un’azienda su dieci compila il bilancio di sostenibilità.

Si tratta del rituale metronomo che ogni anno affligge in particolare i Consulenti che, per poter gestire in tempo adempimenti ed obblighi in tutela dei propri assistiti, devono da sempre fare pressione proprio su di essi, affinché gli forniscano tutte le necessarie informazioni accessorie che, insieme ai dati numerici, consentano loro di redigere per tempo bilanci di esercizio, relazioni e note.

Una vera e propria gimcana che scandisce la prima parte dell’anno fiscale nuovo, chiudendo il precedente, ma già con la testa agli obiettivi che, proprio dal bilancio in chiusura, dovrebbero costituire la mappa predittiva per quello già in corso.

L’importanza dei dati di bilancio in chiusura per il miglioramento di obiettivi a breve.

Il bilancio d’esercizio è forse il documento ufficiale più importante di un’azienda per comunicare all’esterno il proprio andamento, riportando lo stato patrimoniale, il conto economico ed anche la situazione finanziaria, tutto ovviamente rapportato al livello dell’impresa stessa.

I numeri in esso riportati, insieme alla parte descrittiva dell’andamento, delineano i profili stessi dell’impresa nel suo contesto economico finanziario, raffrontandola, attraverso l’analisi del bilancio, con le imprese del suo stesso settore di appartenenza definito dai codici ATECO, consentendo ai manager di comprendere se con i propri risultati indicizzati stiano andando verso la giusta direzione o devono apportare modifiche e riallineare i propri forecast.

A ciò, da qualche tempo, si sono aggiunti alcuni strumenti ulteriormente descrittivi, che inizialmente non sono stati ben compresi né favorevolmente accettati, come il bilancio di sostenibilità.

Eppure, a ben vedere, proprio tale ulteriore strumento può considerarsi un vero alleato per un deciso miglioramento della marginalità, messa a dura prova dai recenti accadimenti che, dalla pandemia alle guerre geopolitiche in atto, l’hanno fiaccata e non poco.

Bilancio di Sostenibilità: una ricetta per aumentare i margini

Proprio una ricetta, o quasi.

Metaforicamente, trattandosi di uno strumento descrittivo di ciò che è stato e volendolo considerare strumento predittivo per un miglioramento, si tratta di una ricetta vera e propria, una prescrizione desunta da un’attenta analisi retrospettiva che, eseguita con attenzione e con i giusti strumenti, possa consentire ai Manager d’Impresa ed ai proprio Consulenti, un costante miglioramento organizzativo.

Da ciò, miglioramenti a cascata nella qualità interna del lavoro, nell’utilizzo delle risorse, nella circolarità; interazione più fluida con l’ambiente esterno, stakeholder, fornitori e mercati.

sostenibilità ESG

In un mio precedente articolo dedicato alla rendicontazione ESG (Environmental Social Governance) nel titolo avevo aggiunto la frase “… chi trema (e chi no) per i nuovi obblighi di rendicontazione”, riferendomi proprio a chi non aveva dato la giusta importanza ad un elemento, quello appunto del bilancio di sostenibilità, sia esso come obbligo che come facoltà.

Bilancio di Sostenibilità anche volontario come fattore di competitività.

Tutte le grandi aziende, quotate e non, che superano uno dei tre limiti:

  1. più di 250 dipendenti,
  2. stato patrimoniale non inferiore a 25 milioni e
  3. ricavi netti per almeno 50 milioni

dal 2026 devono redigere il report di sostenibilità, dovendo fin da ora raccogliere dati e informazioni e svolgere l’analisi della doppia materialità, ingaggiando nel percorso anche gli stakeholder; a spiegarlo in un articolo di M.C. De Cesari sul Sole24Ore è Giancarlo Attolini, presidente designato per il 2025-2026 di Accountancy Europe (l’Associazione che rappresenta la professione di commercialista a livello europeo).

Tuttavia, anche se le intenzioni di indurre il mondo delle imprese ad un atteggiamento sostenibile promettono futuri vantaggi, l’impatto iniziale volto a stravolgere talvolta modelli complessi e consolidati da anni, comporta un impegno importante e spesso percepito come un peso.

Per questo la Commissione UE ha proposto delle semplificazioni come nel caso della Green asset ratio per le banche, consentendo di non comunicare i dati sui crediti alle imprese fino a mille dipendenti, considerando anche la valutazione del merito creditizio incrociata con i comportamenti ESG che in questi anni ha stilato delle specie di graduatorie tra le aziende maggiormente performanti.

La Cultura della Sostenibilità come nuovo modello da seguire.

Si può quindi affermare che un modello da seguire, se questo era tra gli intenti, è ora comune nelle intenzioni di chi gestisce le imprese UE, le quali hanno in qualche modo sposato una cultura della sostenibilità, che consentirà loro di essere più affidabili e credibili nei confronti dei mercati di riferimento e, per effetto della catena del valore, contagerà anche fornitori e player con cui ci si confronterà verificandone step di avanzamento sempre più sostenibili, in una sorta di gara a migliorarsi reciprocamente.

Sempre più spesso nei vari studi di consulenza clienti che frequento, raccolgo esempi concreti di questo proselitismo green, un contagio naturale figlio proprio degli effetti derivanti dalla catena del valore.

Aziende che hanno sposato da tempo la sostenibilità, per obbligo o scelta, inducono imprese loro fornitrici a fare lo stesso. Come? Anche attraverso l’invito a compilare un questionario sulla sostenibilità, semplice ma dettagliato, in cui si rappresenta loro la necessità di raggiungere almeno un valore di sufficienza all’interno di un numero definito di Kpi.

In tal modo, confrontandosi con un valore misurabile, quelle imprese non ancora in linea, hanno modo di avviare un programma che consenta loro di colmare il gap attraverso un report di sostenibilità che possa divenire uno strumento di autovalutazione affidabile da seguire scrupolosamente.

Ai clienti che seguo, sia Professionisti che Aziende strutturate con al loro interno competenze già formate, io propongo Valore24 ESG un software in cloud che consente di gestire i dati di bilancio completi di relazione e nota integrativa comparandoli con la Relazione ESG stimata a seconda del proprio tipo di settore ATECO ed i relativi standard CSRD, fornendogli un vero e proprio strumento di controllo di gestione atto a raggiungere con chiarezza e tempi definiti la sostenibilità desiderata.

Ma è necessario anche avere la formazione adeguata. Infatti a breve partirà la V Edizione del Percorso di Approfondimento Guida alla redazione del bilancio di sostenibilità con un focus dettagliato a partire dalla normativa di riferimento, i principi nazionali ed internazionali di redazione del bilancio stesso già in vigore ed in corso di pubblicazione (GRI, IASB EFRAG, ecc.).

Il corso è online live streaming e on demand con la possibilità di rivedere le lezioni in differita, distribuendosi in 9 incontri, con attestazione di frequenza e validità di 36 Cfp per i Dottori Commercialisti; con l’occasione di potranno fare testi pratici utilizzando il nostro software in cloud Valore24 ESG di cui abbiamo riferito sopra.

3 cose da fare subito

  1. Formazione, se si ha la consapevolezza di non sapere (scarica qui programma, costi e promo)
  2. Relazione ESG e Report, per comprendere subito in pochi passaggi come redigere una relazione ESG
  3. Agire subito; chi ha adottato da tempo pratiche sostenibili ha giustamente accumulato un vantaggio nel proprio mercato di riferimento a discapito di chi, poco informato, ha perso terreno ed ora è costretto a rimodulare le proprie strategie, correndo ai ripari.

Ma si è ancora in tempo! Eccome. ⏰

pierpaolodinicola.it

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